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On The Road AgainChe notte splendida per delle iene libere, è come naufragare, e sotto il mare c'è un tesoro.
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July 06 Alè!Niente da dire, certe volte abbiamo proprio bisogno di tornare da una giornata faticosa, di metterci al computer e di chiarire alcuni dubbi. E' proprio confortante vedere cose come queste.
Il nostro beneamato Premier che se la fa con la Ministra (ma va??). D'altronde, se una ex velina riesce a fare carriera politica, qualcosa dietro c'è.
La cosa che mi fa piangere è che, poi, lei diventi Ministra delle PARI OPPORTUNITA'.
Cioè, come dire: "Se una donna vuole entrare in squadra, nessun problema... basta che sia disposta a darcela quando noi uomini lo vogliamo. Dopo le diamo un ministero a caso e senza problemi. Anzi, facciamo pure una legge che tuteli noi maschietti. Non si sa mai, questa cosa un giorno potrebbe saltare fuori".
E queste sono le nostre pari opportunità.
E qui invece c'è ciò che il nostro caro Silvio ha da nascondere. Ma a che gli serve nasconderlo? Tanto fra poco non potrà più essere usato contro di lui.
E c'è ancora gente che lo vota. C'è ancora TANTA gente che lo vota. Ci sono tante, troppe donne che lo votano.
E lui adesso è il nostro Premier.
E poi ci stupiamo se la politica è peggio di una barzelletta, e se i nostri politici sono solo dei buffoni.
Quest'Italia mi fa sempre più schifo.
July 03 HaHaHa, we destroyed the hopes and dreams of a generation of faux-romantics(Il primo istinto era stato quello di accoltellarla ridendole in faccia.)
(Alla fine aveva concluso che non ne valeva la pena.) June 16 Mr. Tambourine«If your time to you
Is worth savin' Then you better start swimmin' Or you'll sink like a stone For the times they are a-changin'.» E' molto difficile trovare le parole per descrivere quello che è stato il concerto di ieri sera. Certo, è stato diverso da come molti di noi se lo aspettavano. Eravamo quasi gli unici gggiovani in un pubblico ben più maturo. Sul palco è salito un Bob Dylan indubbiamente invecchiato e cambiato, ma ancora capace di emozionarci. E quando lui è salito sul palco, ci siamo uniti all'ovazione generale. «Niente foto» mi avevano detto, ma come al solito questa frase è per me un incentivo a farne. Bob, come suo solito, non si concede. Ha rifatto pochissimi dei suoi grandi classici (solamente "Lay lady lay", "Ballad of a thin man" e "Blowing in the wind" nel finale), e il suo unico rapporto con il pubblico è stato un "Hello everybody" seguito dalla presentazione della band. Ha dato tantissimo spazio ai suoi nuovi pezzi, dal sound molto più rock di una volta. E, superato l'iniziale disappunto, ho capito che è stato meglio così. Il nuovo Bob, più maturo, non si concilia con quello vecchio. La sua voce sembrava quella di Tom Waits: era molto più roca e profonda. Se ci avesse offerto un concerto a base di pezzi vecchi, questo Bob ci avrebbe deluso profondamente. Comunque sia, i suoi pezzi più recenti rimangono splendidi. E' stato strano, ma bellissimo. E' stato come ascoltare un nuovo cd di un autore che si conosce bene: le canzoni sono nuove, ma si sente comunque l'impronta dell'artista. E Bob, anche se cambiato, è sempre Bob. Anche adesso, a 67 anni, è capace di cantare per quasi due ore, e di coinvolgere un pubblico che non conosce i nuovi pezzi. E di far loro riscoprire, con gioia, che anche se il vecchio Bob si è trasformato, non se ne è andato. June 04 Io non tremo. E' solo un po' di me che se ne va.L’ultima volta che ero stata alla Lou Fai era stata a settembre. Quasi dieci mesi, anche se a ripensarci non sembra. Dieci mesi densi di avvenimenti. L’ultima volta tutto era diverso. L’ultima volta avevo grandi speranze. C’era “Aliens”. Era appena cominciato un anno che già si prospettava denso e impegnativo, ma anche molto divertente. L’ultima volta avevo sogni e voglia di viaggiare. Avevo passato una serata ad ascoltare gli amati Jethro Tull (suonati dai Jokers) e a guardare le stelle, avevo ballato credendoci intensamente, mi ero chiesta il perché di un’assenza e avevo sorretto un’amica. E verso mezzanotte, quando la casa si era riempita di sconosciuti, mi ero chiusa nella cucina con cinque o sei amici. Ero tornata a casa stanca ma felice, con un intenso odore di erba e fumo, canticchiando tutte quelle canzoni. Per questo sono stata molto contenta, quando un mesetto fa mi è arrivata la mail da Anita: “Lou Fai Summer Festival 2008”. Una mail, preavvisata da un invito di Michele su Last Fm. Una mail contenente qualche semplice regoletta (che io ho letto rigorosamente e poi ho dimenticato di seguire, vedi il bicchiere) e una serie di nomi. Free Riders. Camerastilo, quei Camerastilo che avevo promesso e ripromesso di venire a sentire, e che poi per combinazioni di cause (si mise in mezzo addirittura un viaggio a Vienna) non avevo più seguito. E poi i Canadians, sì, quelli di “Summer Teenage Girl”, quei veronesi che fanno un tour in America, il cui bassista lavora alla Fnac. Proprio alla Lou Fai. E la Lou Fai era sempre lì. La casetta con il suo praticello e il suo palco fittizio era più viva che mai. Dall’ultima festa sono cambiate tantissime cose. Sono passati dieci mesi intensi, molto belli e molto difficili. In particolare, l’ultimo periodo è stato un po’ triste. Però sapevo che la Lou Fai sarebbe stata sempre la stessa. Lo sapevo già. Questa volta c’erano giustamente meno lattine di birra, bicchieri e sigarette per terra. C’era una lista di fortunati invitati che potevano entrare. Però tutto il resto era lì, ed è stato molto confortante vederlo. Il calcetto era assediato come sempre, e anche questa volta Anita è stata costretta a chiudere la cucina. Il bel tempo ci era stato concesso come sempre, e in cielo si vedevano ancora le stelle. Il tradizionale falò nel carrello c’è stato. Ho ascoltato i Free Riders da sola. Durante i Camerastilo si è aggiunto l’amico Claudenzio (o Begia, asd), spuntato all’improvviso, e poi mi sono goduta i Canadians seduta sull’erba con Zuti e la Marghe. Tutti noi amiamo la Lou Fai, questa casetta sulle colline veronesi, ben più di un qualsiasi locale fighettino in centro. Sarà per l’atmosfera che c’è e per le persone che si incontrano, tanto calde e semplici. Sarà perché è stato molto bello sedersi nel prato, e immaginare che a guardare le stelle accanto a me ci fosse una persona particolare. O sarà per la bellissima musica che si trova sempre. E tutto questo è dovuto a lei, Anita. Che ogni volta organizza qualcosa di bellissimo ed insostituibile. Le feste alla Lou Fai sono tenere e semplici: “fatte in casa e con amore”, dice lei. Forse è perché cose come queste sono ormai rare che ci piacciono ancora. E ci piacciono tanto.
Once was the true love of a mine. May 24 Brain?
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